Che la pianura fosse il fondo del mare è una favola affascinante per Bruno, un bambino che vive in una grande corte a ri­dosso dell’argine del fiume Po con nonno Ercole, socialista, che racconta storie mera­vigliose, e nonna Ida, che guarisce le storte e scaccia i demoni dai cani. Bruno cresce incantato dalle storie che vive e sente rac­contare. Poi un giorno, in mezzo ai campi, appare un uomo che arriva a piedi con una va­ligia: è l’Americano, il padre assente, l’eroe ambiguo che segnerà per sempre la sua adolescenza. Bruno vive tra stupori e fa­scinazioni, immerso in una natura spesso crudele, dove gli animali sono messaggeri di gioie e disgrazie. Tra le magiche nebbie del Po conosce anche Laura, una ragaz­zina sveglia e intraprendente con cui vivrà l’esperienza della guerra, l’arrivo dei tede­schi lungo il Po, i primi incanti di un sen­timento che non sa ancora definire e poi lo sfollamento e il trauma della separazione. Un romanzo di formazione e vocazione, intenso, scritto con una lingua energica e lirica allo stesso tempo, che affonda le sue radici in quel realismo magico emi­liano che, fin dall’esordio, ha nutrito e dato corpo e anima alla narrativa di Guido Conti.

 

Guido Conti ha una vastissima attività editoriale, di promozione della lettura e della scrittura, all’interno della quale si segnalano la cura del carteggio fra Cesare Zavattini ed Attilio Bertolucci (Un’amicizia lunga una vita. Carteggio 1929-1984, Parma, 2004). Insegna tecniche della scrittura presso biblioteche e università. Ha fondato riviste letterarie e settimanali. È stato uno dei fondatori del Festival del racconto di Carpi. Nel 2012 ha pubblicato “Il grande fiume Po: una storia da raccontare” (Mondadori), un vero e proprio viaggio attraverso i luoghi, le poesie e i racconti che affiorano lungo il corso del grande fiume e nel 2016 “La profezia di Cittastella”.